Timidezza e Fobia Sociale

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La timidezza è una disposizione della personalità che spesse volte, non viene accettata dalla persona che ne è affetta e può causare disagio specie nel caso di un bambino o di un adolescente che risente di più della considerazione che gli altri, in particolare i coetanei, hanno di questa caratteristica.

Il timido è una persona riservata, che non ama attirare l’attenzione su di sè e che, perciò, nelle situazioni sociali non desidera essere al centro degli interessi degli altri e si mantiene piuttosto in disparate. Facilmente viene messo in imbarazzo, che manifesta arrossendo o balbettando. Se gli sguardi di tutti sono puntati su di lui, si sente a disagio, come quando entra in una stanza già piena di gente o quando deve parlare in pubblico, attività che, peraltro, riesce a svolgere ugualmente.

La timidezza non è una condizione patologica, perchè non crea grossi impedimenti nello svolgimento delle attività della persona e non ne limita e ne condiziona la vita. Addirittura certi attori e persone che si dedicano al teatro, sostengono di essere dei “timidi”.

Simile alla timidezza, con cui ha degli elementi in comune, ma ben più grave e limitante è “ la fobia sociale”che costituisce, al contrario, un vero e proprio disturbo psicologico.

La fobia sociale può emergere da una storia infantile di timidezza e, soprattutto, di inibizioni. Ma i rapporti tra le due dovrebbero essere oggetto di maggiori approfondimenti; è probabile che la sola timidezza nei ragazzi non sia un fattore predittivo dello sviluppo successivo di una fobia sociale.

La Fobia Sociale era conosciuta fin da tempi remoti, ma soltanto negli ultimo 15 anni è stata oggetto di numerosi studi e ricerche.

Fa parte dei disturbi di ansia, ha una vasta diffusion e comporta notevole sofferenza in chi ne è affetto per le conseguenze che provoca limitando fortemente la vita sociale e lavorativa ed influenzando anche quella affettiva per frequenti conflitti col partner dovuti principalmente al rifiuto di partecipare ad eventi sociali.

E’, perciò, un disturbo piuttosto grave, ma ha una prognosi favorevole.

Ne soffrono quasi in egual misura sia gli uomini che le donne. La sua insorgenza è piuttosto precoce, agli inizi dell’adolescenza, sebbene sia stata riscontrata anche in bambini di 8-10 anni.

Come dice il termine stesso, la fobia sociale è un’intensa paura che si manifesta persistentemente in una sola o più situazioni sociali oppure quando si deve eseguire un compito di fronte a persone sconosciute o di cui si teme il possibile giudizio. Si ha paura di comportarsi in maniera imbarazzante, ridicola, umiliante, e si ha paura di essere giudicati sciocchi, strani, incapaci o pazzi, col rischio conseguente di non essere accettati, di essere denigrati, respinti o, addirittura, emarginati. L’individuo si rende conto che la sua paura è eccessiva ed irrazionale, tuttavia, quando si trova nella situazione temuta, l’ansia è incontrollabile e cresce di intensità tale da sfiorare l’attacco di panico, che diventa possible se non ci si allontana dalla situazione. Anche il solo pensiero dell’evento provoca un’ansia intollerabile. (forte ansia anticipatoria).

Si distinguono due tipi di fobia sociale: il tipo specifico quando il problema rigurda un solo evento o un’area precisa, il tipo generalizzato quando le paure riguardano la maggior parte delle situazioni sociali.

Chi soffre di fobia sociale può avere paura, ad esempio di fare gli esami, di parlare in pubblico, di mangiare o bere in pubblico, di scrivere in presenza di altri, di andare a delle feste, di doversi rivolgere a persone che occupano una posizione di autorità ( a volte anche al proprio medico), di iniziare o mantenere una conversazione, di fare ginnastica in palestra, di guidare l’automobile, di parteciare a riunioni anche di piccoli gruppi, di andare in qualsiasi posto dove potrebbe verificarsi un’interazione sociale con altre persone, ecc.

Nelle situazioni temute si provano i sintomi tipici dell’ansia: palpitazioni, tremore, sudorazioni, tensione muscolare, rossore, malessere gastro-intestinale, diarrea, vomito, confusione mentale, ecc. La persona evita, perciò, le situazioni temute. Anche l’ansia anticipatoria è intensa e finisce con l’interferire effettivamente su quanto la persona si appresta a fare che risulta scadente o è vissuto come tale. Ciò fa aumentare l’ansia, stabilendo, così, un circolo vzioso.

La caratteristica peculiare di questo disturbo è il timore di un giudizio negativo da parte degli altri.

Lo sviluppo della fobia socile è stato spiegato in diversi modi dalle varie teorie psicologiche. Non c’è un unico fattore che la determina; da soli i fattori genetici non sono sufficienti, è necessario un qualche tipo di interazione tra caratteristiche genetiche e ambiente. Tra i fattori ambientali che vi possono contribuire, ci possono essere il condizionamento diretto in seguito ad un evento traumatico o a più esperienze negative il cui effetto è cumulativo, il condizionamento indiretto attraverso l’apprendimento osservativo o per trasmisione di informazione. E’ difficile individuare un fattore causale specifico, è più probabile che, su una vulnerabilità personale, influiscano altri fattori ed inoltre, l’ambiente familiare, i comportamenti e le abilità dei genitori si possono combinare e possono contribuire all’insorgenza e al mantenimento del disturbo.

E’ stato, ad esempio, dimostrato che i genitori di bambini ansiosi si rivolgono molto più frequentemente ai loro figli con raccomandazioni del tipo: “Stai attento, non ti allontanare, non salire troppo in alto, vieni qui, ecc.” che potevano far credere ci fosse qualcosa di cui avere paura nella situazione o nello stimolo. Questi genitori, inoltre, erano anche più preoccupati del giudizio degli altri, inducevano più spesso vergogna nei figli, erano più isolati socialmente.

La fobia sociale è un disturbo che può venir ben curato. Esistono vari tipi di psicoterapie; una di quelle che dà ottimi risultati verificati da appositi studi e ricerche, che si sono mantenuti nel tempo, come dimostrano i numerosi follow up su pazienti ulteriormente migliorati anche dopo la fine del trattamento perchè hanno continuato a mettere in pratica le abilità apprese, è la terapia Comportamentale-cognitiva che si avvale di diverse tecniche specifiche capaci di mettere un paziente in grado di sentirsi più autoefficace nell’affrontare e nel gestire adeguatamente le situazioni che gli provocano forte ansia.